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Vicenzaoro Highlights, Settembre 2026: George Kakuda, il Futuro delle Perle Akoya

Il Presidente della Japan Pearl Exporters’ Association, oggi protagonista dell'appuntamento dedicato alla presentazione del volume “Akoya: The Vision Forward 2027” ci offre spunti di riflessione sulla storia, l'eccellenza e il futuro della perle

Domenica, 06 Settembre 2026, by Federica Frosini


Le perle Akoya sono uno dei tesori simbolo del Giappone. Che significato culturale trasmette? Le perle Akoya avevano un carattere estremamente formale e persino sacro. Venivano utilizzate tra gli oggetti rituali durante le cerimonie di fondazione degli edifici religiosi come auspicio di protezione e prosperità. Non erano quindi semplicemente un bene prezioso, ma qualcosa di sacro. Nel Wei Zhi Woren Zhuan, cronaca cinese redatta alla fine del III secolo, si racconta che le perle figurassero tra i principali doni tributari inviati dal Giappone. Attraverso questi scambi, il Giappone entrava in contatto con culture e conoscenze provenienti dalla Cina e dall’Europa lungo le vie della Seta. Anche nel Giappone del secondo dopoguerra, le perle Akoya, insieme alla seta, furono uno dei principali prodotti d’esportazione attraverso cui il Paese acquisiva valuta estera. Tutto questo dimostra come le perle siano state uno dei nostri tesori più preziosi e, allo stesso tempo, un importante catalizzatore attraverso cui il Giappone ha incontrato e assimilato culture diverse, tanto all’interno del Giappone quanto nelle relazioni con l’estero.

Quali sono le caratteristiche che le rendono uniche e timeless? L’elevata percentuale di perle che presentano colori d’interferenza di altissima qualità, superiore rispetto ad altre varietà. Un altro elemento è la straordinaria vicinanza tra i luoghi di coltivazione e gli ambienti in cui vivono le persone, che può avere un’influenza significativa sulla qualità delle perle. In altre parole, la vita delle persone e la coltivazione delle perle sono profondamente interconnesse. Il concetto di "senza tempo" è legato sia al fatto che possano essere tramandate da una madre a una figlia a una nipote, sia perché semplicemente “accumulano” il tempo. La perla è un raro biominerale e contiene sostanze organiche, in particolare proteine. A differenza del diamante, quindi, non è immutabile. Nel corso degli anni, il modo in cui una persona l’ha custodita, trattata e amata lascia una traccia sulla perla. Si può dire quindi che la cura, l’attenzione e l’affetto di tutte le persone entrate in relazione con quella perla si depositino su di essa, strato dopo strato. 

Vicenzaoro è una delle principali fiere internazionali della gioielleria. Quale ruolo svolge nel rafforzare le relazioni commerciali tra il Giappone e il mercato europeo e quale l’obiettivo della JPEA in questa edizione? Ancora oggi, l’Italia rappresenta il principale mercato europeo per i buyer che svolgono un ruolo fondamentale nel collegare la nostra produzione alla distribuzione europea. Vicenzaoro è uno dei loro più importanti luoghi di incontro e di business. La nostra presenza qui vuole anche essere un modo per sostenere la loro attività. Ed è proprio grazie alla collaborazione di moltissime persone in Italia, che il progetto The Future of Akoya è finalmente giunto a compimento, ed è per noi straordinario poter utilizzare questa occasione per raccontare al pubblico europeo tutto il potenziale ancora racchiuso nelle perle Akoya. A partire dalla fine del XIX secolo, furono soprattutto buyer italiani e francesi a contribuire alla diffusione delle perle Akoya giapponesi nel mondo. Nel dopoguerra, con l’espansione della produzione, gli scambi crebbero ulteriormente e il mercato raggiunse una fase di piena maturità. Successivamente, con l’arrivo in Europa di perle provenienti da una crescente varietà di specie di molluschi, il volume degli scambi di Akoya diminuì. Oggi, però, stiamo aprendo un nuovo capitolo. Le perle Akoya giapponesi non possiedono soltanto una bellezza unica e inconfondibile. Stiamo consolidando e dimostrando anche il loro carattere sostenibile e rigenerativo. Inoltre, la loro straordinaria varietà di dimensioni rende possibile una grande libertà creativa e consente di sviluppare design nuovi, diversi e innovativi. Credo che il futuro delle Akoya giapponesi dipenderà molto dal modo in cui verranno reinterpretate e comunicate innanzitutto in Europa e negli Stati Uniti: mercati sofisticati, con una lunga esperienza e una cultura consolidata del consumo delle perle.

Come immagina l’evoluzione del mercato delle perle Akoya e quali innovazioni tecnologiche potrebbero avere il maggiore impatto sull’industria? La quantità di perle Akoya giapponesi che viene immessa sul mercato è relativamente stabile e prevedibile. Questo riduce l’incertezza per gli operatori e permette ai buyer di pianificare le proprie attività con maggiore sicurezza. Per questo ritengo possibile uno sviluppo stabile del mercato. Dal punto di vista tecnologico, l’intero settore sta lavorando sull’analisi genetica per migliorare la gestione delle linee parentali delle ostriche. È importante precisare che questo approccio è completamente distinto dalla modificazione o dall’editing genetico. L’obiettivo è evitare la consanguineità e aumentare la diversità dei meccanismi immunitari delle ostriche. Se attraverso questo lavoro riusciremo a ottenere molluschi più robusti e più adatti alle attuali condizioni ambientali, sarà possibile migliorare sia la quantità sia la qualità della produzione. Attualmente, per le perle Akoya giapponesi la domanda supera l’offerta. Se grazie a queste tecnologie fosse possibile aumentare la produzione di circa il 30% nell’arco dei prossimi dieci anni, ritengo che sarebbe un livello di crescita equilibrato, dal quale potrebbero trarre beneficio sia i produttori sia tutti gli operatori del mercato.

Come sta cambiando il mercato internazionale e quali sono le aree che offrono le maggiori opportunità di crescita? Negli ultimi dieci anni, la crescita del mercato cinese delle perle è stata straordinaria. Questa forte domanda ha contribuito all’aumento dei prezzi e ha ridotto drasticamente il volume di perle disponibile attraverso i tradizionali canali distributivi internazionali, soprattutto quelli rivolti all’Europa e agli Stati Uniti. Negli ultimi due anni, tuttavia, la situazione è cambiata significativamente. La domanda cinese rimane solida, ma ha perso lo slancio eccezionale del periodo precedente, mentre i prezzi, dopo una fase di correzione, sembrano avviarsi verso una maggiore stabilità. Abbiamo iniziato attività promozionali anche in mercati emergenti particolarmente dinamici, come l’India, ma i mercati nei quali riponiamo le maggiori aspettative restano l’Europa e gli Stati Uniti.

A più di cento anni dalle imprese di Kokichi Mikimoto, che significato hanno oggi il suo spirito e la sua eredità? Interpreto Kokichi Mikimoto come una persona dotata, da un lato, della tenacia quasi ostinata di chi, una volta individuato un obiettivo, non arretra di un solo passo e, dall’altro, di uno straordinario spirito pionieristico, sempre pronto ad affrontare nuove sfide. Oggi ci troviamo in un’epoca in cui l’ambiente naturale cambia così rapidamente che le esperienze del passato, da sole, non sono più sufficienti. Per questo ritengo che quelle due qualità — determinazione e spirito di iniziativa — siano oggi più necessarie che mai. Senza di esse, non possiamo andare avanti.

Per molti anni, le perle sono state associate a uno stile classico. Come sta cambiando questa immagine? Mikimoto, attraverso la collaborazione con Comme des Garçons, ha proposto una nuova interpretazione genderless delle perle. Tasaki, dal canto suo, ha coinvolto importanti designer provenienti da discipline diverse e ha realizzato anche collaborazioni con realtà della cultura contemporanea giapponese, come l’anime Chainsaw Man, proponendo valori e interpretazioni delle perle completamente nuovi rispetto al passato.

Iniziative per coinvolgere le giovani generazioni? Stiamo sviluppando il progetto Pearl Impact, con il quale misuriamo concretamente l’impatto ambientale e sociale dell’industria perlifera, con l’obiettivo di dimostrare scientificamente la sostenibilità della coltivazione delle perle Akoya in Giappone. Crediamo che questo possa essere particolarmente significativo per la Gen Z, che tende a prestare grande attenzione non soltanto al prodotto, ma anche al suo significato sociale e ambientale.

L'appuntamento, curato da Preziosa Magazine, vedrà inoltre l'intervento di alcune tra le più autorevoli voci della gioielleria internazionale:  Paola De Luca, The Futurist, curatrice del volume, Alfonso Vitiello di D’Elia 1790, Alessio Boschi, jewelry designer.


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