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Il Nuovo Trend della Fine Jewerly: Meno Oro, Più Gemme

Con l'aumento dei prezzi dei metalli, i designer di gioielli si stanno rivolgendo sempre più a pietre colorate grandi ed espressive, dalle tonalità intense, e l’impatto visivo assicurato

Lunedì, 08 Giugno 2026, by Sonia Esther Soltani


Durante le ultime edizioni del Melee Show a New York e Tucson, la cofondatrice Lauren Wolf ha colto un cambiamento significativo: le pietre, in formati sempre più generosi, stanno rubando la scena all’oro, che pur restando presente non era più il protagonista assoluto. «Ciò che emerge chiaramente è la ricerca di un nuovo equilibrio tra metallo e gemma», osserva. Le pietre — grandi, espressive, spesso tagliate in forme insolite, compreso il ritorno degli sugarloaf — dominano ora lo spazio visivo. Non è più la perfezione a guidare la scelta, ma la personalità. I designer non eliminano dunque il metallo: ne ridefiniscono il ruolo. «Nel complesso, più che minimalismo, si percepisce un cambio d’atmosfera. I designer giocano con proporzioni, texture e materiali in modo libero e intenzionale, restando comunque ancorati all’alta gioielleria», aggiunge Wolf. Se un tempo il valore era associato al peso dell’oro, oggi si dimostra che l’impatto visivo può nascere anche altrove.

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La gioielliera libanese Joanna Dahdah, per esempio, nel suo atelier di Beirut inserisce malachite, lapislazzuli e turchese nella collezione Merveilles. I suoi pezzi mantengono solidità estetica senza far lievitare i prezzi, mostrando che l’audacia non dipende soltanto dal metallo. Il designer newyorkese Ray Griffiths, founder di Ray Griffiths Fine Jewellery, lavora da anni su questo equilibrio: il suo motivo a griglia Crownwork crea gioielli importanti ma ariosi. Ripensando i modelli a maglia per ridurne il peso, conserva l’impressione di abbondanza integrando metalli misti, dall’argento ossidato all’oro giallo 18 carati. Nelle sue creazioni, è la gemma a fornire la massa visiva. «Mi diverto con pietre importanti per realizzare pezzi grandi usando meno oro: cabochon in orecchini e pendenti montati in castoni bassi, grandi collane a perline con dettagli in oro, i miei anelli scallop che mettono il colore al centro...», spiega Griffiths. Così, turchesi, opali di fuoco, ambra, agate, diaspri e malachite compaiono in tagli a perla dal forte impatto. Anche il colore contribuisce a questo cambio di rotta, diventando sempre più il linguaggio attraverso cui i designer modulano costi e identità. Secondo Rebecca Overmann, designer di San Francisco e cofondatrice di Melee, alle fiere di gennaio e febbraio molti creativi cercavano «pietre che offrissero profondità, atmosfera e individualità più che saturazione o palette classiche». Gli zaffiri viola, verdi, grigi e blu erano ovunque, scelti per le sfumature, non per l’uniformità. Prada Fine Jewelry, con la collezione Couleur Vivante ideata da Miuccia Prada e Raf Simons, mette al centro il «colore assoluto e intenso», accostando ametista, acquamarina, citrino madeira, morganite rosa e peridoto in contrasti studiati, definendo la preziosità attraverso lo spettro più che attraverso la rarità. In Florida, Christina Puchi di CCWW Designs combina topazio, ametista e citrino con legno, pietra scolpita e conchiglie, per un’estetica ispirata al mare. Non una reazione diretta all’aumento dell’oro, ma un modo per realizzare forme audaci senza costi proibitivi. «È entusiasmante vedere tanti designer sperimentare materiali che prima non consideravano», afferma.

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Anche scelte tecniche sostengono questa evoluzione. Taglio, finitura e montatura determinano come una gemma trasmette volume. Page Neal, cofondatrice di Bario Neal a Philadelphia, sottolinea l’aspetto etico: «Gemme colorate più grandi e di provenienza responsabile ci permettono di creare impatto visivo ampliando l’accessibilità». Il suo lavoro esplora spinelli, tormaline e zaffiri con tagli non convenzionali, come un decagonale blu-verde definito «architettonico» per la sua presenza strutturata. A New York, Gwen Myers di Eden Presley mette al centro la potenza visiva delle gemme: nella collezione Cab Candy brillano tormaline dai colori intensi, mentre la capsule In the Black affianca acciaio opaco e oro, per creare presenza senza dipendere dall’aumento del valore dell’oncia d’oro. L’obiettivo è un’estetica duratura, capace di resistere al tempo. A Los Angeles, Jacquie Aiche è attratta dagli opali di fuoco e dalla corniola: «Le pietre arancioni ispirano potere personale ed entusiasmo», afferma, richiamando l’energia del nuovo anno lunare del Cavallo di Fuoco. Mentre i prezzi dell’oro ridisegnano l’economia dell’alta gioielleria, i designer rispondono con proporzioni nuove e giochi di scala. Come nel periodo Retro, quando le restrizioni sui materiali portarono a volumi amplificati e forme scultoree, anche oggi l’industria dimostra che il valore non sta solo nel metallo, ma nel design, nel colore e nell’immaginazione.

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