The Jewelry Wunderkammer: La Bellezza Eterna tra Visione ed Esperienza
Si è svolta a Villa Miani a Roma, la quarta edizione del progetto The Jewery Wunderkammer, The Eternal Beauty, un evento organizzato da VO+ magazine, in partnership con Carta Exclusive di Intesa Sanpaolo
Martedì, 19 Maggio 2026, by In Collaboration with Intesa Sanpaolo
A dare profondità e respiro al tema scelto per questa edizione – The Eternal Beauty – sono state due premesse culturali che hanno intrecciato filosofia, storia e arte del gioiello. Per la filosofa e scrittrice Ilaria Gaspari, l’idea di bellezza eterna affonda le radici in un pensiero antichissimo: «Nel mondo greco, il cosmo è ciò che è ordinato, armonico, e quindi bello in sé. La bellezza non è separata dal sapere, ma ne è una forma». Gaspari ha evocato il mito, l’alchimia, la ricerca della pietra filosofale come tensione umana verso qualcosa che vada oltre l’effimero. Una chimera inseguita per secoli, in cui scienza e magia si fondono, così come si fondono fare e pensare. Emblematica la storia di Efesto, fabbro degli dèi, che forgia il diadema di Arianna: un gioiello che, trasformato da Dioniso in costellazione, diventa segno eterno nel cielo. «È affascinante pensare che nel firmamento sia rimasta scritta la traccia di un gioiello che generazioni di uomini hanno potuto immaginare». Alla dimensione mitica si è intrecciata quella storica e materiale raccontata da Amanda Triossi, storica del gioiello e dell’arte antica, che ha riportato l’attenzione sulla natura profondamente paradossale del gioiello: «Il gioiello è totalmente inutile, ed è proprio questa la sua forza. È inutile eppure necessario, desiderato da tutte le culture». Oro e diamanti nascono in tempi cosmici, miliardi di anni fa, e proprio questa origine li rende portatori di un fascino eterno. Eppure, ciò che davvero attraversa il tempo è spesso l’imperfezione: perle barocche, irregolari, considerate “brutte” in senso assoluto, sono state la base di oggetti rinascimentali straordinari, arrivati intatti fino a noi perché non smontabili né riutilizzabili. Da qui l'assioma finale: «La bellezza eterna è un equilibrio fragile tra innovazione, memoria, materia preziosa e identità».

Palmiero, l'Identità all'Origine dell'Unicità
Nel racconto di Fabio Palmiero, l’idea di bellezza eterna non coincide con la ripetizione di un canone, ma con la capacità di costruire un’identità forte, riconoscibile e coerente nel tempo. L'incipit dell'azienda nasce a Valenza negli anni Settanta, quando Carlo Palmiero, fondatore e designer, inizia a rompere i codici dell’alta gioielleria tradizionale con un approccio radicalmente personale. Cresciuto in una delle capitali mondiali del gioiello, Carlo Palmiero matura fin da giovanissimo una mentalità per così dire divergente, più che ribelle: dopo anni di osservazione e apprendistato, sceglie di allontanarsi dalla logica del “centro” dominante nella gioielleria dell’epoca, in cui una pietra centrale governava l’intero progetto. Nascono così forme tridimensionali, volumi a 360 gradi, superfici estreme che obbligano l’occhio a muoversi, a esplorare.
Emblematico è il cosiddetto “fungo” di Palmiero, una creazione che nega volutamente il fulcro visivo, invitando a guardare tutto ciò che sta intorno. È anche l’inizio di una ricerca cromatica che diventerà cifra distintiva della maison: l’utilizzo degli "scarti" di lavorazione – tutto ciò che non sono i classici diamanti, rubini, smeraldi – per creare degradé complessi, composti da decine di sfumature dello stesso colore, selezionate con precisione maniacale. Una scelta che all’epoca appare controcorrente e che contribuisce a costruire il "mito Palmiero" nel settore.
Oggi, accanto a un’altissima manifattura che integra innovazioni tecniche sempre più sofisticate, fino alla prospettiva di tagliare internamente le pietre, Palmiero lavora su gioielli pensati “on body”, capaci di seguire il corpo, di dialogare con la persona che li indossa. «L’unicità non è qualcosa che si decide a tavolino, bensì nasce dall’identità. E, alla fine, non è chi crea a stabilire se un gioiello è unico, ma chi lo osserva». In questa alchimia tra materiale, pietra, forma e immaginazione, l’eternità non è un obiettivo dichiarato, ma una conseguenza naturale di un linguaggio autentico.

Hedy Martinelli, l'Espressione di uno Stile Personale che Attraversa le Generazioni
Per Hedy Martinelli, la bellezza eterna è una questione di relazione con chi indossa il gioiello. A raccontarlo è Livia Fazioli, terza generazione di una realtà profondamente legata a Roma
Nata nel 1975 grazie all’intuizione della nonna, collezionista appassionata che decide di trasformare un diletto personale in un progetto creativo, per Hedy Martinelli, la bellezza eterna è una questione di relazione con chi indossa il gioiello. In un momento storico in cui il mercato iniziava a essere saturo, l’atelier sceglie una strada coraggiosa: reinterpretare il gioiello, renderlo più contemporaneo, più portabile, più vicino alla vita reale, senza mai rinunciare alla qualità e alla ricerca.
Fin dagli anni Ottanta, Hedy Martinelli introduce materiali non convenzionali – legno, pelle, titanio, ferro, carbonio – accostandoli a pietre straordinarie, in un equilibrio che anticipa di decenni il concetto di gioiello come oggetto di design. «Il nostro è sempre stato un atto di coraggio: rimanere su un livello molto alto, ma offrire una modalità espressiva nuova, libera, contemporanea». La forza del brand risiede proprio in questa apparente semplicità: gioielli disinvolti, portabilissimi, pensati per accompagnare il corpo e adattarsi a chi li sceglie. Non a caso, l’atelier accoglie oggi giovani clienti che raccontano di orecchini acquistati dalle nonne negli anni Settanta, ancora perfettamente attuali. Un segno concreto di come il tempo, se attraversato con coerenza, possa diventare un alleato.
Per Hedy Martinelli, quindi, l’eternità non è fissità, ma trasformazione: «I gioielli si plasmano su chi li indossa. Cambiano con la persona, restando sempre riconoscibili». Un approccio che rende il brand trasversale per età, stile e generazioni, fedele a un gusto personale che non insegue il mercato, ma lo interpreta.
Sethi Gioielli, l' Imperfezione della Materia come Fonte di Ispirazione
La pietra prima di tutto e la bellezza dell'imperfezione naturale al centro di gioielli opere d'arte, ispirati al Rinascimento italiano, in un dialogo tra gemma, architettura e memoria