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Serafino Consoli: Sotto il Segno dell’Infinito

Ivan Consoli, Ceo dell’azienda bergamasca, racconta la sua filosofia di imprenditore, ispirata dal desiderio di scatenare una reazione, “That’s Wow!”


Qual è la filosofia che c’è dietro al marchio Serafino Consoli?
Potremmo dire che la filosofia che governa ogni nostra scelta è rappresentata letteralmente dalle fondamenta. Mi riferisco all’headquarter a Grumello del Monte, in provincia di Bergamo: ha la forma dell’infinito, perché volevamo che riassumesse idee di meccanica quantistica, cultura latina e del passato, concetti filosofici antichi, in un fluire di idee che spingono chiunque faccia parte del team a guardare sempre oltre la realtà esistente, a immaginare nuovi scenari e tecnologie, fino a realizzare una forma di bellezza ancora mai vista. Il tipo di prodotto che facciamo è una conseguenza di un pensiero ben preciso, ossia non fare mai quel “copia/incolla” per così dire ispirato al lavoro di altri colleghi, che porta a un sicuro déjà vu, ma anzi, puntare su una propria identità, senza essere contaminati dal sistema, bensì percorrendo una strada tutta nostra.

Da cosa nasce questo pensiero?
La mia formazione di imprenditore è abbastanza sui generis: ho fatto la scuola d’arte a Valenza, poi geologia, e infine il GIA di New York. Nella mia famiglia non ci sono precedenti in ambito gioielliero, se non come retailer. Nel 1959, mio padre Serafino - oggi 83enne con il ruolo di presidente onorario - aprì un negozio a Bergamo, dove ho potuto entrare in contatto con il pubblico finale, riuscendo a coglierne i veri bisogni e le richieste in relazione a ciò che ancora mancava sul mercato. Questa è stata la mia vera scuola in marketing e produzione, e lì ho capito che un’azienda esiste quando ha un’identità propria, che non assomiglia a nessun’altra.

Quali sono gli skill che caratterizzano oggi i vostri prodotti?
Ci identifichiamo innanzitutto per aver inventato il multisize, l’anello che si può mettere a misura senza essere messo a misura. Nel senso che, pur essendo senza molle, riesce a coprire 25 numeri. La nostra meccanica, unica al mondo e brevettata, rappresenta una piccola rivoluzione nel mondo del gioiello. Spesso il marketing sfrutta il concetto di “qualcosa che prima non c’era”, ma a volte sono solo claim propagandistici. Nel nostro caso è davvero così, perché prima non c’era nulla di simile. Si tratta di soluzioni micromeccaniche fatte di centinaia di componenti e migliaia di saldature, soprattutto nel caso della collezione Brevetto, basata sul concetto di multisize per anelli, pendenti, croci… La collezione Serafino è invece incentrata sull’idea di trasformare un anello in bracciale e viceversa, due gioielli in uno, perfetti per accompagnare una donna in vari momenti della giornata.

Le prospettive a breve e lungo termine?
Siamo un’azienda relativamente giovane, costituita società nel 2013, ma è dal 2003 che pensiamo e progettiamo gioielli che rispettivo la mission del “That’s Wow!”, e se aggiungiamo il “capitolo” precedente dell’attività di mio padre Serafino, possiamo dire che il marchio risale al 1959. Oggi l’età media dei nostri dipendenti è di 38/40 anni: amo scegliere i miei collaboratori in base a quello che sognano di fare nella vita. Nessuno è qui per fare il suo compito e basta, ma siamo tutti proiettati verso qualcosa di nuovo che vogliamo studiare e scoprire insieme. Non abbiamo terzisti, tutto quello che porta il nostro marchio è fatto in casa, dagli algoritmi gestionali alle ultime rifiniture dei gioielli. Nonostante i due anni terribili appena passati, non abbiamo subito perdite, anzi, siamo in netta espansione, e in particolare stiamo consolidando i mercati del Nord Europa e Usa. Vogliamo proseguire su questa strada, farci un nome negli States, acquisire quella riconoscibilità che fa la differenza.

 


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