Jewelry Boom

Settore orafo in crescita di fatturato e produzione nei primi nove mesi del 2021. Con risultati migliori anche ai livelli pre-Covid, Ce ne parla Sara Giusti, Economist - Studies and Research Department di Intesa Sanpaolo


  • Sara Giusti

    Sara Giusti

Il 2022 si apre sotto il buon auspicio dei dati della gioielleria che, nei primi nove mesi del 2021, non solo ha saputo recuperare le perdite causate dalla congiuntura pandemica, ma anche migliorare rispetto al 2019. «Il settore orafo italiano, dopo aver subito più di altri lo shock di domanda e offerta causato dalla pandemia, sta recuperando rapidamente: nel corso del 2021 il settore ha mostrato un importante rimbalzo visibile in tutti i principali indicatori, anche superiore alla media del manifatturiero», ha spiegato Sara Giusti, Economista – Direzione Studi e Ricerche Intesa Sanpaolo. «Le esportazioni italiane di gioielli in oro hanno registrato nei primi nove mesi del 2021 un incremento del +75% in valore e dell’81,6% in quantità, ma il dato più rilevante è la piena ripresa dei valori rispetto al pre-Covid con un superamento delle esportazioni dei primi nove mesi del 2019 pari al 6,9% in valore e dell’8,0% in quantità. Gli indici di produzione e fatturato confermano i segnali di recupero: nella media dei primi nove mesi del 2021 la produzione industriale e il fatturato sono cresciuti circa del 65% rispetto al 2020, ma anche in questo caso nel confronto con la media del 2019 hanno registrato un incremento del 13,1% per il fatturato e dell’8,5% nella produzione. Anche le ultime evidenze del mese di ottobre confermano questa tendenza con indici in crescita del 15% rispetto al 2019 sia per il fatturato, sia per la produzione. È interessante osservare come questo recupero differenzi il settore dell’oreficeria come unico comparto del sistema moda ad aver recuperato i valori del pre-crisi». E se a guidare la crescita ci sono gli Usa con risultati che sfiorano il raddoppio dei livelli osservati nei primi nove mesi del 2020 e superano quelli del 2019 in valore (+66,3%) e in quantità (+44,5%), all’orizzonte c’è la Cina. «Gli Stati Uniti si confermano il principale mercato di riferimento del settore ma anche gli Emirati Arabi Uniti hanno registrato una crescita significativa con esportazioni che sono più che raddoppiate e hanno superato dell’8,8% il valore dei primi nove mesi del 2019», ha continuato Giusti. «In termini prospettici, merita sicuramente un riferimento anche il mercato cinese che è entrato rapidamente nelle prime venti destinazioni italiane, grazie al progressivo consolidamento delle esportazioni italiane. Per cogliere le potenzialità dei consumi cinesi sarà necessario attuare mirate politiche distributive (tradizionalmente le vendite di gioielli italiani utilizzavano il mercato di Hong Kong per raggiungere la Cina), sfruttando canali di vendita che sappiano compensare l’assenza dei flussi turistici dalla Cina con opportune scelte di presidio del mercato cinese, il secondo per importanza dopo l’India, per raggiungere la clientela in loco». Ma per conquistare il mercato del Far East bisognerà attivare nuove strategie, a partire da digitalizzazione e sostenibilità.

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