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Vicenzaoro Highlights, Settembre 2026: Sul Futuro del Settore Orafo

L’appuntamento di Confindustria Federorafi e Intesa Sanpaolo ha restituito la fotografia di un settore orafo alle prese con la contrazione della domanda mondiale. Con le imprese che guardano a nuovi sbocchi sui mercati internazionali


Lo scenario internazionale, l’andamento dei mercati di sbocco, gli effetti delle tensioni geopolitiche e l’impatto delle recenti politiche commerciali sulle prospettive delle imprese. Molti i nodi affrontati ieri in fiera, durante l’appuntamento organizzato da Confindustria Federorafi e Intesa Sanpaolo, che ha restituito un quadro puntuale delle dinamiche economiche del settore orafo italiano. L’evento è stato moderato da Laura Biason, mentre gli approfondimenti sono stati presentati da Daniela Corsini, Senior Economist responsabile della ricerca sulle commodity del Research Department di Intesa Sanpaolo, che ha proposto una lettura dello scenario macroeconomico e dei riflessi che può avere sui prezzi dei preziosi; Stefania Trenti, Responsabile Industry Research del Research Department di Intesa Sanpaolo, ha presentato i dati sul settore orafo italiano. Sara Giusti, Economista del Research Department, ha infine esposto i risultati della dodicesima edizione dell’indagine Intesa Sanpaolo, condotta in collaborazione con Confindustria Federorafi, che quest’anno ha avuto una più ampia partecipazione, con oltre 180 imprese rispondenti, confermando l’interesse per questo strumento di analisi e rafforzando l’attendibilità dei risultati. L’indagine mostra un sentore di prudenza, ma meno negativo rispetto a quanto rilevato ad aprile. Il 45% delle imprese prevede una riduzione del fatturato nel 2026, quota che si confronta con il 63% registrato nella rilevazione primaverile. Parallelamente, aumenta la percentuale di aziende che si attendono una stabilizzazione del giro d’affari (35%) e cresce leggermente la quota di quelle che prevedono un incremento del fatturato (21%). Le aspettative restano differenziate per mercato: sul fronte domestico il 46% delle imprese prevede una riduzione del fatturato, mentre sui mercati esteri la stessa quota si attesta al 44%, confermando una maggiore capacità di tenuta della domanda internazionale. Sul mercato internazionale, intanto, la domanda di gioielli in oro continua a ridursi: dopo il calo del 18% registrato nel 2025, il primo semestre del 2026 ha segnato un’ulteriore contrazione del 21% delle quantità di gioielli in oro domandate, particolarmente intensa nei mercati del Medio Oriente, degli Stati Uniti e dell’Asia. L’elevato prezzo dell’oro continua a incidere sui costi del settore: dopo i massimi storici raggiunti a inizio anno, le quotazioni restano su livelli eccezionalmente elevati, sostenute dalle tensioni geopolitiche e dalla domanda di beni rifugio. Pur in presenza di un atteso ridimensionamento nei prossimi anni, i prezzi dovrebbero mantenersi ben al di sopra delle medie del 2025, con effetti persistenti sui costi di approvvigionamento delle imprese. Ritornando in Italia, dopo anni di crescita, il settore orafo italiano registra una flessione del fatturato (-5% nel 2025 e -2% nei primi sei mesi del 2026), pur rimanendo ampiamente al di sopra dei livelli del 2019 (+50%). Più intenso il calo della produzione (-13,8% nel 2025 e -22% nei primi sei mesi del 2026), tornata ai livelli del 2019. Nei primi cinque mesi del 2026, l’export italiano di gioielli in oro ha raggiunto 4,4 miliardi di euro (-15%, -13,9% se si considera il totale dei gioielli da indosso con argento e metalli placcati). Al netto della Turchia, protagonista del balzo del 2024, tuttavia, le esportazioni mostrerebbero una crescita del 15%, confermando la buona tenuta su numerosi mercati internazionali; da segnalare il ritorno in positivo dell’importante mercato statunitense (+29%).


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