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Il Gioiello d’Artista secondo Barbara Lo Bianco

La founder della Babs Art Gallery di Milano illustra il valore di pezzi unici e da collezione


«Il gioiello d’artista nasce quando un artista – pittore, scultore, fotografo – decide di cimentarsi con un oggetto che non è il suo mezzo abituale. Pensiamo a Man Ray, Calder, Picasso, Dalì: figure che normalmente operano in altri ambiti e che, a un certo punto, creano un gioiello portando dentro la propria cifra stilistica. Questo è il segreto: non seguono le regole dell’oreficeria tradizionale, ma imprimono la loro identità artistica. Ed è proprio questa identità che rende il gioiello senza tempo.
Ogni artista è figlio di un’epoca: Calder, Dalì, Picasso erano coevi e i loro gioielli riflettono il linguaggio di quel periodo. Ma se li guardiamo oggi, sono ancora straordinariamente contemporanei. Dalì, con i suoi pezzi surreali e l’uso di pietre preziose; Picasso, che sperimentava con oro, terracotta derivata da scarti delle sue opere; Calder, che modellava ferro, ottone e argento con lo stesso equilibrio delle sue sculture. Sono creazioni che non invecchiano.
L’arte resta, mentre la moda è effimera. Il gioiello di oreficeria segue le tendenze, per il taglio delle pietre, i motivi decorativi e il modo di indossarlo. Ci sono evergreen, come la fedina con pavé, ma molti pezzi sono riconducibili a un’epoca precisa. Il gioiello d’artista, invece, è arte: non invecchia mai, anche se la fortuna di un pezzo può seguire quella dell’artista. A volte ci sono gioielli meravigliosi di autori poco noti, che non hanno avuto successo come pittori o scultori. Il mio consiglio è di acquistarli solo se piacciono: significa indossare arte, non status economico.
Alla Bab’s siamo anche editori: produciamo gioielli con artisti italiani, reinterpretando la loro cifra stilistica per il corpo umano. Alcuni artisti affrontano per la prima volta il dialogo con l’orafo e ripensano completamente il loro modus operandi. Il risultato sono pezzi unici o tirature limitatissime, talvolta di soli otto esemplari. È un mercato di nicchia, ma la bellezza sta proprio nell’unicità.
Personalmente amo molto Alex Pinna: il suo progetto è intellettualmente complesso, unisce materiali eterni come l’oro a elementi deperibili come la corda, creando un connubio sorprendente. Poi Loris Cecchini, che lavora con moduli che si “ impossessano” del corpo umano, come le sue sculture fanno con gli edifici. Grazia Varisco, artista del Gruppo T, che ha portato nel gioiello la sua ricerca sul tempo. E come non citare Fontana, con i suoi bracciali “tagliati”, o Giò Pomodoro, che giocava con volumi e tre ori diversi. Sono opere che travalicano stagioni e mode.»

pov web


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