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Si Può Ancora Parlare di Libertà Creativa in Gioielleria?

Darren Hildrow, The Jewelry Cast, e Tamara Platiša, Carpenters Workshop Gallery, offrono un punto di vista sulla creatività, per liberarla da condizionamenti che potrebbero limitarne il raggio di azione


  • Darren Hildrow, founder of the initiative The Jewelry Cast and of the NouvelleBox project

    Darren Hildrow, founder of the initiative The Jewelry Cast and of the NouvelleBox project

Creatività del lusso esaurita. Creatività e performance in conflitto. Creatività come storytelling di marca. Creatività compressa dal sistema economico del lusso. Le opinioni che negli ultimi anni hanno animato questo dibattito, ossia se la creatività nel lusso sia ancora viva, sono state molteplici, ma tutte convergenti su un punto: non è un problema di scarso talento, ma di quanto spazio viene concesso al rischio. È di questo avviso Vanessa Friedman che, su The New York Times, ha parlato esplicitamente di «una creatività costretta a operare in uno spazio sempre più ristretto. Un sistema che non permette più alla creatività di svilupparsi perché quando il rischio diventa una minaccia per il fatturato, l'innovazione viene automaticamente esclusa». Le ha fatto eco Imran Amed, fondatore di The Business of Fashion, che ha posto l'accento sul concetto di stagnazione estetica, affermando che, «la moda continua a parlare di novità, ma in realtà si muove in cerchio. Il riciclo costante di archivi e codici del passato è diventato una strategia di sicurezza, non una scelta creativa». Nel 2025 l'attenzione su questo tema si è leggermente spostata, passando da un pensiero legato alla "crisi creativa" a quello di "creative compression", le cui criticità si ritrovano soprattutto in: velocità produttiva, algoritmi che anticipano il gusto e "guidano" forzatamente la creatività, obbligo di riconoscibilità da parte del brand. E se la moda rimane costantemente sotto l'occhio del ciclone opinionistico, la gioielleria, seppur più defilata, non sfugge a critiche e a osservazioni costruttive. Chiamato a rispondere alla nostra domanda un po' provocatoria - la creatività in gioielleria è morta? - Darren Hildrow, fondatore di The Jewelry Cast, iniziativa di mentoring e consulenza per i designer emergenti, ci ha offerto un punto di vista più rassicurante. «Non credo che la creatività sia morta. Esiste ancora del buon design. Il problema principale è piuttosto la sovrasaturazione del mercato e la pressione costante esercitata sui designer affinché producano sempre qualcosa di “nuovo”». Aggiunge Tamara Platiša, Head of Jewellery della Carpenters Workshop Gallery di Londra: «Credo che creatività e immaginazione siano più che mai vive nella gioielleria contemporanea. Lo vediamo chiaramente attraverso gli artisti che abbiamo esposto quest’anno nella nostra galleria, come i parigini Sylvain Rieu-Piquet e Thibault Hazelzet. Il loro lavoro dimostra come l’ispirazione nasca spesso dall’atto stesso del fare - attraverso il caso, il gioco, la sperimentazione, il tentativo, l'errore. Questi elementi plasmano il pezzo finale in modi inaspettati e significativi. Piuttosto che considerare il design come qualcosa di puramente funzionale, vediamo il gioiello come uno spazio di artigianato, ricerca ed espressione poetica, come un oggetto sensoriale che coinvolge sia il corpo sia l’immaginazione». Mantenere quindi l'asticella della creatività al di sopra di standard meramente commerciali, rimane una sfida che il mondo della gioielleria riesce ancora a sostenere. Puntualizza tuttavia Hildrow: «Oggi a un designer di alta gioielleria viene chiesto di lanciare una nuova collezione ogni sei mesi. Se non lo fa, rischia di non ricevere ordini dai retailer. È una richiesta del tutto irrealistica: nessuno può "reinventare la ruota" due volte all’anno. Di conseguenza, per restare al passo, molti designer finiscono per guardarsi intorno, seguire una tendenza e, in parte, replicarla. E quando più brand iniziano a proporre oggetti simili, il pubblico inizia ad annoiarsi. È successo anni fa con l’oro rosa, con lo smalto o con i pendenti stile Marie Lichtenberg. Stessi materiali, design simili, linguaggi ripetuti. A volte può sembrare una mancanza di creatività, ma spesso è il risultato della pressione per sopravvivere e per rimanere rilevanti sul mercato. In giro ci sono moltissimi designer straordinari e originali che però non sempre si trovano nel mainstream: lavorano spesso sotto traccia, lontano dai riflettori. Bisogna saperli cercare». Gli fa eco Tamara Platiša: «Una delle sfide più urgenti che i designer affrontano oggi è la fluttuazione del costo dei metalli preziosi, che ha un impatto diretto sulle scelte dei materiali e sulle decisioni produttive. Tuttavia, le sfide non sono necessariamente negative, ma possono diventare leve produttive. Spingono gli artisti a ripensare i processi, a superare i limiti e ad arrivare a soluzioni che forse non sarebbero emerse. I nostri designer sono prima di tutto artisti e il loro bene più prezioso è una visione creativa senza restrizioni. Questo è il punto di partenza. Progettare esclusivamente in risposta a una presunta domanda di mercato rischia di appiattire la creatività. Il processo di tradurre un’idea artistica in qualcosa di indossabile e commercialmente sostenibile arriva dopo - ed è qui che entriamo in gioco noi: aiutiamo a colmare questo divario senza compromettere l’integrità del lavoro. La creatività rimane viva quando agli artisti viene data fiducia nel guidare il processo con immaginazione, curiosità e convinzione», conclude Platiša. Anche Darren Hildrow, con il suo The Jewelry Cast, è sulla stessa scia: «Il progetto nasce per offrire opportunità ai giovani jeweler che lavorano al banco, designer che progettano e realizzano i propri gioielli, ma che non sempre hanno accesso a consulenti di alto livello o a professionisti del settore. L’idea è quella di creare una piattaforma di supporto e crescita. Per questo motivo, accanto ai designer ci sono “The Directors”, undici professionisti del gioiello, specializzati in design, PR, business, vendite, branding, digitale, editoria, produzione e sostenibilità, per accompagnarli dall’idea iniziale di progetto fino alla vendita. Ogni designer coinvolto ha accesso gratuito a questa consulenza, un’opportunità che altrimenti sarebbe spesso economicamente inaccessibile. Faccio un esempio. Tra i designer c’è anche Castro Smith, il cui brand è in forte crescita. La sua partecipazione non nasce da un’esigenza personale, ma dalla volontà di sostenere il progetto e gli altri designer. Uno degli aspetti più incoraggianti è stato vedere quante persone abbiano offerto tempo ed energie per aiutare: esiste molta più disponibilità e spirito di collaborazione di quanto comunemente si pensi».

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