Storia del Piercing: dalla Sovversione alla Fine Jewelry
La mirabolante metamorfosi del piercing, si compie oggi attraverso l’ear styling: l’arte di trasformare l’orecchio in una mappa preziosa che racconta una storia personale
Prima rudimentale, poi sovversivo, sempre simbolico ma oggi prezioso: il piercing è l’ultima frontiera della fine jewelry, un fenomeno da osservare con attenzione. Secondo la piattaforma di ricerca Research and Markets, nel 2024 il mercato globale della body piercing jewelry ha raggiunto un valore di 58,23 miliardi di dollari e toccherà gli 81,67 miliardi entro il 2030, con un tasso di crescita annuo composto del 5,8 %. Crescita sostenuta soprattutto dalla sua affermazione come forma di espressione personale, in particolare tra le generazioni più giovani. A rafforzare il fenomeno contribuiscono i social media e il ruolo amplificatore di influencer e celebrity, che hanno consacrato il piercing a linguaggio estetico collettivo. Oro, platino, diamanti, titanio biocompatibile sono i materiali nobili che, affiancati al tradizionale acciaio chirurgico, nutrono le forme. I disegni abbondano e, soprattutto per quanto riguarda la zona dell’orecchio, le posizioni si moltiplicano. Tanto da parlare di “mania dei poli-fori”, che ci ha fatto scoprire i nomi più tecnici del padiglione auricolare: il conch, nel fondo centrale; l’helix, la cartilagine superiore; il daith, la parte appena sopra il condotto uditivo. Solo alcuni degli almeno quattordici punti anatomici che possono essere forati per indossare un orecchino. Maria Tash, considerata la pioniera della “luxury” body art, ne ha brevettati due: il Tash Helix, posizionato sotto la cresta superiore, e il Tash Hidden Rook, nella piega cartilaginea interna sopra il trago. Il suo primo studio nell’East Village, aperto nel 1993, era frequentato da celebrità come Gwyneth Paltrow, Rihanna e Uma Thurman; Vogue lo definì l’unico posto dove farsi forare le orecchie a New York. Oggi, Tash ha negozi negli Stati Uniti, a Londra, negli Emirati Arabi Uniti, in Kuwait, Riyadh e Dublino. E non è l’unica. Negli ultimi dieci anni, i cosiddetti “piercing bar” sono proliferati in tutto il mondo. Il marchio inglese Robinson Pelham, dal 2014, organizza piercing party, offrendo un servizio di ear styling personalizzato. Recentemente, ha introdotto un Ear Curator online, uno strumento interattivo per progettare una personale mappa preziosa dell’orecchio. «Permette di visualizzare il risultato finale, di esplorarne la versatilità, di divertirsi a combinare i pezzi. Abbiamo a che fare con i clienti da 25 anni e portiamo esperienza in questioni come il tono della pelle, la forma delle orecchie, la posizione dei piercing e la sicurezza» afferma Vanessa Chilton, cofounder di Robinson Pelham, da sempre sostenitrice che il giusto ear styling possa rivoluzionare l’immagine. «Decorare le orecchie può davvero cambiare l'aspetto di una persona e il suo stato d'animo. Ci sono donne che entrano in negozio e ne escono con un aspetto incredibile, i loro volti sono illuminati; la trasformazione è davvero notevole». I piercing sono cresciuti e nel farlo hanno acquisito valore. Non più appannaggio delle adolescenti, sono sinonimo di precisione e consapevolezza.

Per la designer Laura Bond, si tratta di creare una costellazione di gioielli che racconti una storia. Sempre più spesso, tale storia appartiene a donne over 40. «Sanno cosa vogliono, non sperimentano per compiacere qualcun altro e cercano la qualità», afferma. «Questo significa oro, diamanti, design e silhouette che durano decenni. Sono gioielli che non si tolgono mai, non rappresentano una fase che si supera con la crescita».
Indipendentemente dall’età, l’attenzione è rivolta a uno styling costruito con intenzione e individualità. «Negli ultimi dieci anni, il piercing si è evoluto, divenendo una sofisticata forma di narrazione personale», ribadisce Svetlana Hristova, Head Stylist del marchio londinese Lark & Berry. «Oggi, i clienti spesso scelgono di farlo per commemorare momenti speciali: un compleanno importante, un traguardo significativo o semplicemente un giorno che vogliono ricordare. La posizione stessa è diventata parte della narrazione: invece dei tradizionali piercing al lobo, molti optano per alternative da applicare alla cartilagine, come il piercing piatto, a doppia elica o a doppia conchiglia. Sono scelte profondamente personali, per un gioiello che diventa un'estensione simbolica dell'identità». Da Lark & Berry, la chiamano “Luxury Piercing Experience”: un momento di piacere, celebrativo e significativo. È il cambiamento di mentalità che ha davvero rivoluzionato il senso di una pratica un tempo appannaggio di una ristretta cerchia di persone, oggi riconosciuta come una forma d’arte a pieno titolo. La designer newyorkese Ali Weiss usa il termine "Ear Game": «I clienti non si limitano ad avere uno o due piercing, ma costruiscono storie complete dell'orecchio. Lo stigma legato all'avere troppi piercing è diminuito drasticamente. Una svolta importante è stata l'ascesa di studi di piercing moderni e di alto livello, spazi come il nostro che danno priorità alla professionalità, all'arte e al lusso. La mia generazione si faceva i piercing da sola, oppure con la pistola presso i centri commerciali, andava nei negozi di tatuatori o persino dal dermatologo. L'emergere di studi che offrissero piercing ad ago eseguiti da piercer qualificati, abbinati a gioielli di alta qualità e un ambiente pulito, accogliente e di design, ha cambiato completamente la percezione dell’esperienza. Ha trasformato il piercing in un rituale di bellezza».
Per Piano Jewellery, nel 2026, il piercing vivrà l'era più luminosa della sua storia. Letteralmente luminosa. Il brand di Istanbul ne interpreta la pratica con la disciplina dell'alta gioielleria. «Abbiamo trasformato il piercing da un semplice accessorio a un gioiello degno di essere tramandato di generazione in generazione. Il consumatore di oggi vuole che il piccolo luccichio sul suo orecchio sia prezioso quanto il solitario al suo dito. Il mondo del piercing si è liberato della monotonia dell'acciaio chirurgico e si è arreso ai tagli impeccabili e al gioco di luci dei diamanti».
Le tecniche di incastonatura utilizzate per i diamanti posizionati in zone delicate come il trago, l'elice o la conca sono pensate per rifrangere la luce al massimo, garantendo al contempo il massimo comfort. Un’evoluzione definitiva: il piercing, ben lontano dall’essere una moda passeggera, ha rispettato il suo originale ideale di permanenza, conquistando il diritto a essere un gioiello da custodire, da tramandare. Diamo il benvenuto a un nuovo classico, destinato a incarnare un’idea di preziosità, divertente, individualista, imprevedibile.