Vicenzaoro Highlights, Gennaio 2026: Meno Diamanti sul Mercato, ma di Qualità Migliore
A dirlo è lui, Martin Rapaport, fondatore nel 1978 del Rapaport Diamond Report e soprattutto del listino di riferimento mondiale delle quotazioni dei diamanti, che lancia la sfida per recuperare mercato e credibilità
Less is more. Quante volte abbiamo sentito ripetere questa formula, applicata ai più disparati concetti? Molte, forse troppe. Ma di certo mai riferita al mondo dei diamanti. Fino a ieri, quando durante il suo intervento a Vicenzaoro, Martin Rapaport ha lanciato proprio questa provocazione. E se a dirlo è il fondatore del listino prezzi di riferimento mondiale per i diamanti, vale la pena fermarsi a riflettere. La sua prima pubblicazione risale al 1978, anno in cui Rapaport definisce anche le celebri “4 C” utili alla classificazione dei diamanti — caratura, colore, taglio e purezza. Da allora, non c’è stato addetto ai lavori che non abbia consultato settimanalmente il Diamond Report, al punto che il suo cognome è diventato sinonimo del listino stesso. Ma torniamo all’idea iniziale del “meno è meglio”. «Trenta o quarant’anni fa era tutto diverso. Regalare a una donna un anello di fidanzamento era un must, mentre oggi sono le donne stesse a non desiderarlo più con lo stesso ardore», osserva Rapaport. È cambiato anche il modo di vendere i diamanti: shop online e aste digitali hanno sottratto molta della magia che accompagnava l’ingresso in boutique, dove la scelta della pietra era guidata da un esperto. Oggi, invece, si acquista con un rapido clic, spesso senza sapere davvero cosa si stia comprando. L’immissione sul mercato di pietre di qualità inferiore ha poi alimentato l’illusione che tutti possano avere un diamante. «Ma regalare un diamante di bassa qualità è come regalare alla propria fidanzata un mazzo di fiori di plastica», afferma senza mezzi termini. Così è stata uccisa l’idea di esclusività, il sogno che stava dietro a una pietra simbolo di unicità. Per questo, secondo Rapaport, è necessario fare un passo indietro e ridurre il numero di diamanti sul mercato, privilegiando la qualità. Serve un’operazione di riposizionamento del diamante naturale, affinché chi lo apprezza davvero sia certo di ciò che acquista. «È una forma di emotional security che noi del mestiere dobbiamo garantire». Anche per questo motivo, negli ultimi anni l’oro ha surclassato il diamante nel ruolo di bene rifugio. Ma, conclude Rapaport, «chi ha al dito un bel diamante deve avere la consapevolezza che domani può rivenderlo e recuperare tutto il suo investimento, senza rimetterci. Anzi».