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Lo Straordinario Coro di Pietre Firmato Cartier

Si chiama Le Choeur des Pierres ed è l'ultima collezione di alta gioielleria presentata qualche giorno fa dalla maison francese a Saint Tropez


Pietre da capogiro tra diamanti, zaffiri, rubini e smeraldi. Le gemme prendono voce nella nuova collezione firmata Cartier. «Dare la parola alle pietre», racconta Jacqueline Karachi-Langane, «significa riconoscere in esse la memoria del mondo; una bellezza forgiata dal tempo. La creazione si mette al servizio della pietra per rivelarne sfumature, luce e vibrazione interiore. La chiave di tutto è l’emozione». Ed è proprio questa l’impressione che attraversa Le Choeur des Pierres, dove ogni gioiello nasce dalla personalità della gemma attorno a cui viene costruito. «Un tributo alle pietre, una sinfonia di luci in cui ciascuna gemma esprime una melodia unica», spiega Alexa Abitbol, Direttrice del Polo Alta Gioielleria della Maison. Un progetto monumentale composto da oltre 125 pezzi unici e più di 85.000 ore di lavoro.

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Tra le creazioni più magnetiche emerge Olorra, collier costruito attorno a cinque smeraldi colombiani per oltre 40 carati complessivi, intrecciati a turchesi, lapislazzuli e diamanti in un sofisticato gioco di verdi e blu che richiama alcuni dei codici cromatici più iconici della Maison dagli inzi degli anni venti.
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Più essenziale, ma di forte impatto, Solenara, dove due grandi smeraldi sembrano sospesi nel vuoto, mentre Tellura trasforma trenta diamanti in una sorta di eruzione vulcanica scolpita nel platino.
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C’è poi Tutti Kanya, probabilmente una delle creazioni più teatrali della collezione. Uno smeraldo dello Zambia da oltre 30 carati circondato da foglie, fiori e bacche scolpite in rubini, zaffiri e smeraldi. Una reinterpretazione contemporanea della storica Tutti Frutti Cartier.
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Anche l’universo animalier della Maison torna protagonista con due pezzi spettacolari. In Haryma compare infatti una tigre scolpita tra topazi imperiali, diamanti bianchi, gialli e arancioni, granati e onice, costruita con un dinamismo quasi anatomico. In Panthère Kentia, invece, la storica pantera, nata nel 1914, si avvolge attorno a un imponente zaffiro cabochon di Ceylon da oltre 50 carati. Occhi di smeraldo, macchie in onice tagliate su misura,  articolazioni invisibili e l’incofondibile fascino Cartier.
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Ed in questo gioco di pietre, luci e colori, gli anelli diventano esercizi di maestria orafa estrema. Specula reinventa il classico Toi & Moi attraverso una struttura sdoppiabile di diamanti triangolari e onice, mentre Tetraya lavora sul contrasto verde-rosso, con uno smeraldo colombiano sugarloaf circondato da diciotto rubini calibrati.
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Tra i pezzi più partiolari spicca infine Auralis, dedicato ai diamanti rosa provenienti dalla miniera australiana di Argyle - oggi esaurita e considerata una delle fonti gemmologiche più preziose al mondo. Pietre delicate, amplificate dalla presenza di diamanti bianchi taglio poire che ne esaltano i riflessi rosati.


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